domenica 14 luglio 2013
Erase and rewind
Io non lo so. Non so se sia la cosa giusta. Ma se tutto torna indietro, tanto vale tornare a scrivere qui. Hai visto mai che in questo ammasso informe di sciocchezze io riesca a far saltar fuori la formula magica per spezzare questo cerchio senza fine...
mercoledì 25 giugno 2008
E se splendesse il sole sulla mia città...
domenica 22 giugno 2008
Desperately...

TUA. DISPERATAMENTE.
Notte stellata...

Pensò alla solitudine infinita di quel pianeta. Alla combinazione casuale di eventi che ne avevano determinato la nascita lì, in mezzo alle galassie. E a come, prima o poi, sarebbe scomparso lasciando al suo posto lo stesso vuoto iniziale. E nessuno avrebbe sentito il bisogno di versare una lacrima.
La vita di quel mondo era simile alla sua. Generati entrambi da un incidente imprevisto, erano fratelli, figli della stessa improbabilità.
Un meteorite passò lasciando dietro di sè una scia polverosa e suoni sordi che si persero galleggiando nel silenzio dello spazio. Una stella lontana implose generando una crepa di luce sulla superficie traslucida di quel cielo solido. Un nulla, fatto di nulla, fu attraversato da vibrazioni inesistenti.
Sospesa sulla sua altalena d'argento, lo spazio le parve una lavagna. Immaginò di disegnarvi figure fatte di bagliori sfumati, evanescenti come raggi di luce, potenti come esplosioni solari. Nei suoi sogni d'artista solitaria ridipinse l'universo con la sua tavolozza di luce e di energia.
Fu trafitta violentemente dalla bellezza di quella visione così concreta e si perse in mezzo ad orbite sconosciute. Discese, scivolando, lungo i vortici dei buchi neri attraversando il tempo e lo spazio senza paura. Si lasciò cullare da correnti incerte e domò la furia delle tempeste astrali. Saltò, come giocando a campana, da un meteorite all'altro e si mise a danzare sulla coda splendente di una cometa. Fissò lo sguardo nella pupilla tremula di una pulsar per scoprire il segreto nascosto nelle profondità di quegli abissi di luce e buio. Poi ritornò, cavalcando una folata di vento cosmico, ad aggrapparsi alla sua luna.
Un brivido l'attraversò regalandole una lacrima. Chiuse gli occhi ascoltando melodie mute che giungevano da ogni dove. L'eternità in un solo istante. Quando si risvegliò il suo letto era di nuovo lì, sfatto e banale come ogni giorno. In quella stanza buia, troppo piccola per contenere la sua anima.
domenica 15 giugno 2008
Passeggiata...

lunedì 9 giugno 2008
La tigre...

Nel calore di quel primo pomeriggio, i loro due universi avevano cominciato a rincorrersi come satelliti impazziti lungo orbite improbabili. Le sembrò quasi che l'animale le stesse parlando, in quel silenzio assordante, urlando al suo cuore tutta la sua tristezza. E le parve, in quel tacito dialogo, di non poter rispondere a quella devastante richiesta d'aiuto. La sua impotenza di fronte ad una così profonda sofferenza la ferì come una lama conficcata nella carne viva.
Lasciò che le lacrime le scivolassero sulle guance, come acqua fresca appena sgorgata da una fonte, lavando via quel sentimento opprimente. Volse il suo sguardo umano alle pupille feline che ancora la fissavano, intuendone i pensieri più profondi. Un luccichio più vivo degli altri in quell'azzurro liquido la colpì al cuore, come un ringraziamento inatteso. L'incontro dei loro spiriti fratelli aveva regalato alla tigre una nuova speranza e a lei ancora un sorriso. Nella gabbia l'animale si distese finalmente tranquillo. Calando lentamente, le sue palpebre, gli permisero di vedere appena quel volto amico che si allontanava tra la folla...
domenica 8 giugno 2008
Viaggi...

La pioggia cadeva rumorosa tra le auto impazzite e le luci dei lampioni che si riflettevano sull'asfalto. I pochi passanti correvano indifferenti cercando di sottrarsi a quel temporale improvviso. Lei, invece, sembrava non accorgersi deì goccioloni che le scivolavano sul viso e sui capelli sciolti. Il suo pensiero era volato lontano da quella notte piovosa di un'estate che tardava ad arrivare. Lontano dalle strade semivuote e squallide della periferia della grande città.
Camminando lentamente, non le importava di essere ormai completamente bagnata, raggiunse la fermata dell'autobus. Accanto a lei solamente un ragazzino scocciato ed un anziano signore malinconico, perso in chissà quale ricordo di una gioventù troppo distante.
Lei e loro, viaggiatori in moto verso un' unica direzione ma impegnati in viaggi così differenti.
Abbandonando per un istante le sue fantasticherie d'oriente, provò ad immaginare quale fosse il destino misterioso che l'aveva guidata fin lì, sotto quella pensilina, insieme a quegli esseri sconosciuti ed incomprensibili. Ma non trovò risposta. Quell'avvenimento faceva parte di quell'infinita serie di eventi banali che da sempre la avevano incuriosita e sui quali puntualmente si interrogava, incapace di trovare il filo conduttore che li legava alla sua vita.
Una macchina arrivò di corsa, sollevando l'acqua di una pozzanghera che le finì addosso come una doccia fredda interrompendo le sue riflessioni. Tornò a sognare terre calde e suoni e profumi orientali, così lontani da quella situazione, felice che quella serata le avesse portato in dono simili fantasie. Intanto la notte avanzava tutt'intorno, e la pioggia sembrava non volersi fermare.
Stanca di un'inutile attesa si sporse dal marciapiedi cercando di richiamare l'attenzione di un tassista distratto. Il suono acuto di una frenata improvvisa la avvertì che il taxi l'aveva notata. Salì in macchina indicando la destinazione all'autista impaziente e si richiuse nei suoi pensieri. Sul sedile posteriore di quella grande macchina bianca, chiudendo gli occhi e abbandonandosi al procedere lento e sobbalzante della strada trafficata, si immaginò membro di una carovana diretta verso luoghi impecisati ma stupendi. L'immagine di uomini e donne in fila che procedevano lentamente in terre deserte e asciutte sembrò riscaldare il suo corpo inzuppato e infreddolito. Una sensazione piacevole che durò troppo poco, prima che la voce rude dell'uomo che conduceva la vettura si risvegliasse a ricordarle che era arrivata. Pagò la corsa e si chiuse alle spalle la porta dell'auto. Poi si inoltrò nella stradina silenziosa che la conduceva verso casa. Fu colta di sorpresa dall'odore di curry e altre spezie provenienti da uno degli appartamenti del suo palazzo. Quel profumo così reale sembrò dare nuova vita ai sogni che l'avevano accompagnata fin lì. Inspirando profondamente, fu sicura che quella notte si sarebbe addormentata felice.