mercoledì 25 giugno 2008
E se splendesse il sole sulla mia città...
domenica 22 giugno 2008
Desperately...

TUA. DISPERATAMENTE.
Notte stellata...

Pensò alla solitudine infinita di quel pianeta. Alla combinazione casuale di eventi che ne avevano determinato la nascita lì, in mezzo alle galassie. E a come, prima o poi, sarebbe scomparso lasciando al suo posto lo stesso vuoto iniziale. E nessuno avrebbe sentito il bisogno di versare una lacrima.
La vita di quel mondo era simile alla sua. Generati entrambi da un incidente imprevisto, erano fratelli, figli della stessa improbabilità.
Un meteorite passò lasciando dietro di sè una scia polverosa e suoni sordi che si persero galleggiando nel silenzio dello spazio. Una stella lontana implose generando una crepa di luce sulla superficie traslucida di quel cielo solido. Un nulla, fatto di nulla, fu attraversato da vibrazioni inesistenti.
Sospesa sulla sua altalena d'argento, lo spazio le parve una lavagna. Immaginò di disegnarvi figure fatte di bagliori sfumati, evanescenti come raggi di luce, potenti come esplosioni solari. Nei suoi sogni d'artista solitaria ridipinse l'universo con la sua tavolozza di luce e di energia.
Fu trafitta violentemente dalla bellezza di quella visione così concreta e si perse in mezzo ad orbite sconosciute. Discese, scivolando, lungo i vortici dei buchi neri attraversando il tempo e lo spazio senza paura. Si lasciò cullare da correnti incerte e domò la furia delle tempeste astrali. Saltò, come giocando a campana, da un meteorite all'altro e si mise a danzare sulla coda splendente di una cometa. Fissò lo sguardo nella pupilla tremula di una pulsar per scoprire il segreto nascosto nelle profondità di quegli abissi di luce e buio. Poi ritornò, cavalcando una folata di vento cosmico, ad aggrapparsi alla sua luna.
Un brivido l'attraversò regalandole una lacrima. Chiuse gli occhi ascoltando melodie mute che giungevano da ogni dove. L'eternità in un solo istante. Quando si risvegliò il suo letto era di nuovo lì, sfatto e banale come ogni giorno. In quella stanza buia, troppo piccola per contenere la sua anima.
domenica 15 giugno 2008
Passeggiata...

lunedì 9 giugno 2008
La tigre...

Nel calore di quel primo pomeriggio, i loro due universi avevano cominciato a rincorrersi come satelliti impazziti lungo orbite improbabili. Le sembrò quasi che l'animale le stesse parlando, in quel silenzio assordante, urlando al suo cuore tutta la sua tristezza. E le parve, in quel tacito dialogo, di non poter rispondere a quella devastante richiesta d'aiuto. La sua impotenza di fronte ad una così profonda sofferenza la ferì come una lama conficcata nella carne viva.
Lasciò che le lacrime le scivolassero sulle guance, come acqua fresca appena sgorgata da una fonte, lavando via quel sentimento opprimente. Volse il suo sguardo umano alle pupille feline che ancora la fissavano, intuendone i pensieri più profondi. Un luccichio più vivo degli altri in quell'azzurro liquido la colpì al cuore, come un ringraziamento inatteso. L'incontro dei loro spiriti fratelli aveva regalato alla tigre una nuova speranza e a lei ancora un sorriso. Nella gabbia l'animale si distese finalmente tranquillo. Calando lentamente, le sue palpebre, gli permisero di vedere appena quel volto amico che si allontanava tra la folla...
domenica 8 giugno 2008
Viaggi...

La pioggia cadeva rumorosa tra le auto impazzite e le luci dei lampioni che si riflettevano sull'asfalto. I pochi passanti correvano indifferenti cercando di sottrarsi a quel temporale improvviso. Lei, invece, sembrava non accorgersi deì goccioloni che le scivolavano sul viso e sui capelli sciolti. Il suo pensiero era volato lontano da quella notte piovosa di un'estate che tardava ad arrivare. Lontano dalle strade semivuote e squallide della periferia della grande città.
Camminando lentamente, non le importava di essere ormai completamente bagnata, raggiunse la fermata dell'autobus. Accanto a lei solamente un ragazzino scocciato ed un anziano signore malinconico, perso in chissà quale ricordo di una gioventù troppo distante.
Lei e loro, viaggiatori in moto verso un' unica direzione ma impegnati in viaggi così differenti.
Abbandonando per un istante le sue fantasticherie d'oriente, provò ad immaginare quale fosse il destino misterioso che l'aveva guidata fin lì, sotto quella pensilina, insieme a quegli esseri sconosciuti ed incomprensibili. Ma non trovò risposta. Quell'avvenimento faceva parte di quell'infinita serie di eventi banali che da sempre la avevano incuriosita e sui quali puntualmente si interrogava, incapace di trovare il filo conduttore che li legava alla sua vita.
Una macchina arrivò di corsa, sollevando l'acqua di una pozzanghera che le finì addosso come una doccia fredda interrompendo le sue riflessioni. Tornò a sognare terre calde e suoni e profumi orientali, così lontani da quella situazione, felice che quella serata le avesse portato in dono simili fantasie. Intanto la notte avanzava tutt'intorno, e la pioggia sembrava non volersi fermare.
Stanca di un'inutile attesa si sporse dal marciapiedi cercando di richiamare l'attenzione di un tassista distratto. Il suono acuto di una frenata improvvisa la avvertì che il taxi l'aveva notata. Salì in macchina indicando la destinazione all'autista impaziente e si richiuse nei suoi pensieri. Sul sedile posteriore di quella grande macchina bianca, chiudendo gli occhi e abbandonandosi al procedere lento e sobbalzante della strada trafficata, si immaginò membro di una carovana diretta verso luoghi impecisati ma stupendi. L'immagine di uomini e donne in fila che procedevano lentamente in terre deserte e asciutte sembrò riscaldare il suo corpo inzuppato e infreddolito. Una sensazione piacevole che durò troppo poco, prima che la voce rude dell'uomo che conduceva la vettura si risvegliasse a ricordarle che era arrivata. Pagò la corsa e si chiuse alle spalle la porta dell'auto. Poi si inoltrò nella stradina silenziosa che la conduceva verso casa. Fu colta di sorpresa dall'odore di curry e altre spezie provenienti da uno degli appartamenti del suo palazzo. Quel profumo così reale sembrò dare nuova vita ai sogni che l'avevano accompagnata fin lì. Inspirando profondamente, fu sicura che quella notte si sarebbe addormentata felice.
sabato 31 maggio 2008
Non era sola...

giovedì 29 maggio 2008
Notturno...

sabato 24 maggio 2008
Nella grotta...

Nottetempo, aveva scavalcato le recinzioni che proteggevano l'ingresso alla grotta durante l'orario di chiusura e si era intrufolata, sola, in quel ventre primordiale ed umido.
La luna che aveva rischiarato il suo cammino silenzioso e guardingo ora non era altro che un ricordo perso in un'oscurità densa. Solo un'ombra omogenea, quasi solida, la circondava. Stringendola come le braccia di un'amante premuroso. E i suoi occhi chiarissimi, che soffrivano il sole, ora si spalancavano in quell'assoluta assenza di luce trovando conforto.
Procedeva come in un sogno, le mani protese in avanti a tastare il percorso.
Si addentrò in un piccolo cunicolo che procedeva lateralmente rispetto al salone principale. Un anfratto poco più alto di lei e abbastanza largo da permetterle il passaggio in modo confortevole.
Intorno a lei fantasmi di altre anime e di altre storie si muovevano discreti.
La loro presenza sembrava incuriosirla e rassicurarla. Quanti di loro avevano provato lo stesso amore per quell'antro così romantico e misterioso? Quanti avevano sognato di aggirarsi senza meta in quel silenzio eterno? Quanti, ancora, avevano sentito sin dal primo incontro, lo spirito della terra pulsare attraverso quelle straordinarie architetture minerali?
D'un tratto il cunicolo sbucò in una stanza di poco più grande. Tastando le pareti potè capire che si trattava di una sala molto ampia, di forma ellittica. Dal soffitto, enormi stalattiti sembravano scivolare come lembi di un abito fino quasi a toccare lo spartano pavimento di terra. Un fitto intrico di colonne naturali, alcune robuste, altre più fragili, tra le quali si mosse sinuosa e leggiadra come un gatto in esplorazione.
Dalla pietra fredda, piccole gocce di acqua calcarea le cadevano sui capelli e sulla pelle regalandole piacevoli brividi. Aveva lasciato il caldo della notte estiva per quel freddo senza tempo. Ma il repentino cambio di temperatura non la turbava affatto.
Abbandonata la vista, e l'udito anestetizzato da un impenetrabile silenzio, si lasciò guidare da ciò che le sue mani e le sue narici riuscivano a catturare. Strani odori umidi le stuzzicavano la fantasia, mentre le sue mani scorrevano su pareti frastagliate, poi scivolose...
Come sospesa in un luogo imprecisato al centro di spazio e tempo, si lasciò cullare da quella straordinaria sensazione .
Per un attimo le sembrò che il passare dei millenni, il lento lavorio dell'acqua sulla pietra, la forza sconvolgente della terra, fossero stati concepiti unicamente per regalarle quella incantevole alcova. Solo per una notte.
Tutto il tempo del mondo era racchiuso in quelle grotte. Tutto lo spazio si estendeva in lungo e in largo scontrandosi con quelle pareti robuste di roccia. Solo per lei.
Pure in quel buio, il suo cuore riusciva a percepire l'alone di una bellezza che le toglieva il respiro e la faceva commuovere.
Si sedette poggiandosi con le spalle ad una stalagmite grossa come un pilasto e, stringendo a sè le ginocchia, sentì le lacrime scivolarle lungo le guance.
sabato 10 maggio 2008
Lacrime...

Intorno il silenzio frastornato di una città ubriaca e molle nella notte, qualche risata e parole sconnesse dai bar.
Sola, sul marciapiedi inzaccherato di pioggia e fango, se ne stava seduta con la ginocchia strette al petto e lo sguardo diretto al vuoto della strada, appena interrotto da qualche auto in fuga. Erano ore ormai che il suo corpo si era immobilizzato in quella strana posizione impedendole di muoversi, quasi di respirare. Sul suo volto ognuna delle mille maschere che l'avevano nascosta era ormai sparita lasciando il posto al pallore e alla malinconia.
Le braccia le facevano male. Da qualche parte la mani forti di lui dovevano averle lasciato un livido pima di scomparire nel nulla. Un piccolo tondo violaceo e nient'altro, questo le sarebbe rimasto ( e poi per quanto?) di un amore finito così per caso, come per caso era cominciato.
Qualche giorno prima, in una stanza minuscola di una grande città, il mondo le era sembrato rosa come nei romanzetti che aveva sempre snobato. Ma adesso, nella notte, ogni tinta sembrava sciogliersi in una pozza rossa e scura, come di sangue. Una sorta di tramonto visionario vestito di colori funerei le si estendeva davanti agli occhi arrossati dal pianto. Un tramonto e null'altro. E dopo solo una lunga e incomprensibile notte per la sua vita.
Una macchina le sfrecciò accanto veloce, senza neanche accorgersi della sua presenza. Le sue ruote le schizzarono, disattente, l'acqua lurida di una pozzanghera addosso. Un getto freddo che la colpi in pieno viso dandole un brivido.
Il temporale era cessato e in suo ricordo rimaneva solo qualche pozza d'acqua sporca in cui si specchiava la luna.
Quell'immagine argentata e tremolante emanava un senso di struggente bellezza che le scuoteva l'anima. Si guardò riflessa nel liquido incolore provando a riconoscersi. Solo gli occhi grandi e tristi parlavano di lei, mentre il resto di quel corpo sembrava non appartenerle affatto.
Provò ad alzarsi. Con le ginocchia doloranti si diresse lentamente verso l'auto parcheggiata poco distante. Dai bar intorno, intanto, esseri sconosciuti cominciavano a riversarsi per le strade in cerca di un ultimo brivido.
Le bastò un attimo, la chiave che metteva in moto la vettura, per allontanarsi per sempre da quell'universo popolato di persone sorridenti e spensierate.
Guidò tutta la notte, con la mente ancora persa in quel frammento d'acqua in ci si rifletteva la luna. Mai più. Mai più a nessuno avrebbe regalato le lacrime che quella sera avevano graffiato la sua anima. Mai