"... L'ESSENZIALE E' INVISIBILE AGLI OCCHI..."

sabato 31 maggio 2008

Non era sola...


Si era domandata spesso cosa ci fosse al di là del confine ristretto dei luoghi da lei conosciuti. Nelle lacune della sua geografia interiore, in quegli spazi lasciati vuoti sullo stradario della sua vita,ne era sicura, si nascondevano esistenze parallele alla sua.

Fratelli e sorelle senza alcuna collocazione spaziale nella cartografia della sua mente, ma le cui vite sconosciute e ipotetiche esercitavano su di lei un fascino commovente.

Di tanto in tanto, con gli occhi spalancati sul cielo notturno, provava a disegnare profili di persone mai viste e a scrivere, sulle pagine evanescenti della sua fantasia momentanea, storie inuite di cui portava nel cuore la certezza.

Era sicura che, oltre gli orizzonti registrati dai suoi occhi nella sua breve vita, altri mondi si muovessero attratti l'un l'altro da sentimenti inconsci e incomprensibili.

Da qualche parte, là fuori, il suo cuore aveva captato segnali, avvertito vibrazioni...stimoli provenienti da parti dell'universo profondamente distanti tra loro, ma accomunate dalla medesima ansia di ricerca. Richiami flebili, altri più forti, che giorno per giorno aveva coltivato come boccioli di fiori esotici dai colori sconosciuti, ma di cui intuiva la straordinaria bellezza.

Prima o poi, in qualche incrocio imprevedibile dello spaziotempo, quelle eco lontane si sarebbero trasformate in voci amiche. Questa sola certezza, che custodiva gelosamente nel profondo del suo essere, le rendeva sopportabile lo scorrere ineluttabile dei giorni e l'indifferenza della gente.

Non era sola...Sicurezza che mai nessuno, perso nella monotonia di una vita banale, sarebbe riuscito a scalfire.

giovedì 29 maggio 2008

Notturno...


La spiaggia era deserta. Nella notte primaverile il respiro salmastro del mare le giungeva sul volto leggero e intenso come quello di un amante pericolosamente vicino. Distesa sulla sabbia umida delle ultime piogge, sentiva il freddo della terra, ancora immune dall'afa dell'estate ormai prossima, penetrare attraverso il sottile lenzuolo bianco che aveva steso a protezione del suo corpo.

Chiuse gli occhi cercando di respirare profondamente, come se in quel respiro fosse condesata tutta la sua vita passata e futura. L'aria vivace della notte l'attraversò tutta come un brivido. Ed improvvisamente sentì il suo cuore spalancarsi verso la notte illuminata da stelle ancora timide.

Sola, in fuga dall'ennesima serata di noia, si era lasciata scivolare lungo le strade vuote del paese fino al mare vicino. Il silenzio dell'ora tarda l'aveva avvolta immediatamente come un velo protettivo, nascondendola agli occhi dei pochi passanti curiosi.

Era scesa così, per i viottoli profumati di fiori addormentati, camminando lentamente. Ed in breve il suono del mare l'aveva rapita cadenzando come una melodia i suoi passi.

Aveva percorso la spiaggia fino alla battigia, lasciando che la sabbia le solleticasse i piedi scalzi. E, quando il gelo notturno delle onde aveva cominciato ad accarezzarle le caviglie, si era seduta lì dove i flutti andavano a morire, allontanandosene poco dopo per sdraiarsi all'asciutto, poco distante.

Ed aveva lasciato che il vento le raccontasse dei giochi d'acqua dei flutti, del tepore del sole ancora pallido e delle picchiate dei gabbiani nel rosso del tramonto.

Dall'alto le stelle la osservavano silenziose e curiose nelle loro vesti di luce tremolanti e incerte. E lei ricambiava quegli sguardi, come se tra lei e loro non esistessero distanze.

Per un po' i suoi occhi vagarono in quel buio trapunto, disegnando strani percorsi tra un astro e l'altro, figure luminescenti che svanivano ad ogni battito di ciglia. Poi si soffermarono su un drappo di notte buio e profondo come un inconfessabile segreto. Quella rapida visione di immenso la riempì di un'indicibile paura che la lasciò senza fiato. Sentì la voce morirle in gola, proprio mentre cercava di urlare quella sensazione opprimente e vasta ad un tempo, mentre una folata più fredda delle altre le sferzò il viso.

Poi tutto finì e il suo cuore ricominciò a battere col ritmo sicuro e certo che l'aveva sempre accompagnata.

Le labbra aperte in una smorfia di stupore, ingoiò la notte, e il freddo, e le stelle, e il mare con tutto l'orizzonte. Deglutì piano, senza rumore, lasciando che quel cibo le penetrasse sino all'anima. Solo un istante dopo un fascio di luce rischiarò la superficie appena appena frastagliata del mare. Fu seguito dal lento incedere di una barca di pescatori che avanzava incerta tra le onde leggere.

Qualche voce in lontananza, e quella luce improvvisa. Presagi di un'alba troppo vicina.

sabato 24 maggio 2008

Nella grotta...


I suoi passi rimbombavano uno dopo l'altro nell'immenso silenzio che la circondava. Millenni le scorrevano accanto accarezzandola, mentre vagava rapita dall'abisso buio che le si apriva dinnanzi...Echi ancestrali cullavano la sua anima, come sussurri di vento persi in un tempo senza tempo.
Nottetempo, aveva scavalcato le recinzioni che proteggevano l'ingresso alla grotta durante l'orario di chiusura e si era intrufolata, sola, in quel ventre primordiale ed umido.
La luna che aveva rischiarato il suo cammino silenzioso e guardingo ora non era altro che un ricordo perso in un'oscurità densa. Solo un'ombra omogenea, quasi solida, la circondava. Stringendola come le braccia di un'amante premuroso. E i suoi occhi chiarissimi, che soffrivano il sole, ora si spalancavano in quell'assoluta assenza di luce trovando conforto.
Procedeva come in un sogno, le mani protese in avanti a tastare il percorso.
Si addentrò in un piccolo cunicolo che procedeva lateralmente rispetto al salone principale. Un anfratto poco più alto di lei e abbastanza largo da permetterle il passaggio in modo confortevole.
Intorno a lei fantasmi di altre anime e di altre storie si muovevano discreti.
La loro presenza sembrava incuriosirla e rassicurarla. Quanti di loro avevano provato lo stesso amore per quell'antro così romantico e misterioso? Quanti avevano sognato di aggirarsi senza meta in quel silenzio eterno? Quanti, ancora, avevano sentito sin dal primo incontro, lo spirito della terra pulsare attraverso quelle straordinarie architetture minerali?
D'un tratto il cunicolo sbucò in una stanza di poco più grande. Tastando le pareti potè capire che si trattava di una sala molto ampia, di forma ellittica. Dal soffitto, enormi stalattiti sembravano scivolare come lembi di un abito fino quasi a toccare lo spartano pavimento di terra. Un fitto intrico di colonne naturali, alcune robuste, altre più fragili, tra le quali si mosse sinuosa e leggiadra come un gatto in esplorazione.
Dalla pietra fredda, piccole gocce di acqua calcarea le cadevano sui capelli e sulla pelle regalandole piacevoli brividi. Aveva lasciato il caldo della notte estiva per quel freddo senza tempo. Ma il repentino cambio di temperatura non la turbava affatto.
Abbandonata la vista, e l'udito anestetizzato da un impenetrabile silenzio, si lasciò guidare da ciò che le sue mani e le sue narici riuscivano a catturare. Strani odori umidi le stuzzicavano la fantasia, mentre le sue mani scorrevano su pareti frastagliate, poi scivolose...
Come sospesa in un luogo imprecisato al centro di spazio e tempo, si lasciò cullare da quella straordinaria sensazione .
Per un attimo le sembrò che il passare dei millenni, il lento lavorio dell'acqua sulla pietra, la forza sconvolgente della terra, fossero stati concepiti unicamente per regalarle quella incantevole alcova. Solo per una notte.
Tutto il tempo del mondo era racchiuso in quelle grotte. Tutto lo spazio si estendeva in lungo e in largo scontrandosi con quelle pareti robuste di roccia. Solo per lei.
Pure in quel buio, il suo cuore riusciva a percepire l'alone di una bellezza che le toglieva il respiro e la faceva commuovere.
Si sedette poggiandosi con le spalle ad una stalagmite grossa come un pilasto e, stringendo a sè le ginocchia, sentì le lacrime scivolarle lungo le guance.

sabato 10 maggio 2008

Lacrime...


Piangere. Sotto un cielo rivestito di cristallo lacrime trasparenti le ornavano il viso, come diamanti in caduta libera.
Intorno il silenzio frastornato di una città ubriaca e molle nella notte, qualche risata e parole sconnesse dai bar.
Sola, sul marciapiedi inzaccherato di pioggia e fango, se ne stava seduta con la ginocchia strette al petto e lo sguardo diretto al vuoto della strada, appena interrotto da qualche auto in fuga. Erano ore ormai che il suo corpo si era immobilizzato in quella strana posizione impedendole di muoversi, quasi di respirare. Sul suo volto ognuna delle mille maschere che l'avevano nascosta era ormai sparita lasciando il posto al pallore e alla malinconia.
Le braccia le facevano male. Da qualche parte la mani forti di lui dovevano averle lasciato un livido pima di scomparire nel nulla. Un piccolo tondo violaceo e nient'altro, questo le sarebbe rimasto ( e poi per quanto?) di un amore finito così per caso, come per caso era cominciato.
Qualche giorno prima, in una stanza minuscola di una grande città, il mondo le era sembrato rosa come nei romanzetti che aveva sempre snobato. Ma adesso, nella notte, ogni tinta sembrava sciogliersi in una pozza rossa e scura, come di sangue. Una sorta di tramonto visionario vestito di colori funerei le si estendeva davanti agli occhi arrossati dal pianto. Un tramonto e null'altro. E dopo solo una lunga e incomprensibile notte per la sua vita.
Una macchina le sfrecciò accanto veloce, senza neanche accorgersi della sua presenza. Le sue ruote le schizzarono, disattente, l'acqua lurida di una pozzanghera addosso. Un getto freddo che la colpi in pieno viso dandole un brivido.
Il temporale era cessato e in suo ricordo rimaneva solo qualche pozza d'acqua sporca in cui si specchiava la luna.
Quell'immagine argentata e tremolante emanava un senso di struggente bellezza che le scuoteva l'anima. Si guardò riflessa nel liquido incolore provando a riconoscersi. Solo gli occhi grandi e tristi parlavano di lei, mentre il resto di quel corpo sembrava non appartenerle affatto.
Provò ad alzarsi. Con le ginocchia doloranti si diresse lentamente verso l'auto parcheggiata poco distante. Dai bar intorno, intanto, esseri sconosciuti cominciavano a riversarsi per le strade in cerca di un ultimo brivido.
Le bastò un attimo, la chiave che metteva in moto la vettura, per allontanarsi per sempre da quell'universo popolato di persone sorridenti e spensierate.
Guidò tutta la notte, con la mente ancora persa in quel frammento d'acqua in ci si rifletteva la luna. Mai più. Mai più a nessuno avrebbe regalato le lacrime che quella sera avevano graffiato la sua anima. Mai