"... L'ESSENZIALE E' INVISIBILE AGLI OCCHI..."

sabato 10 maggio 2008

Lacrime...


Piangere. Sotto un cielo rivestito di cristallo lacrime trasparenti le ornavano il viso, come diamanti in caduta libera.
Intorno il silenzio frastornato di una città ubriaca e molle nella notte, qualche risata e parole sconnesse dai bar.
Sola, sul marciapiedi inzaccherato di pioggia e fango, se ne stava seduta con la ginocchia strette al petto e lo sguardo diretto al vuoto della strada, appena interrotto da qualche auto in fuga. Erano ore ormai che il suo corpo si era immobilizzato in quella strana posizione impedendole di muoversi, quasi di respirare. Sul suo volto ognuna delle mille maschere che l'avevano nascosta era ormai sparita lasciando il posto al pallore e alla malinconia.
Le braccia le facevano male. Da qualche parte la mani forti di lui dovevano averle lasciato un livido pima di scomparire nel nulla. Un piccolo tondo violaceo e nient'altro, questo le sarebbe rimasto ( e poi per quanto?) di un amore finito così per caso, come per caso era cominciato.
Qualche giorno prima, in una stanza minuscola di una grande città, il mondo le era sembrato rosa come nei romanzetti che aveva sempre snobato. Ma adesso, nella notte, ogni tinta sembrava sciogliersi in una pozza rossa e scura, come di sangue. Una sorta di tramonto visionario vestito di colori funerei le si estendeva davanti agli occhi arrossati dal pianto. Un tramonto e null'altro. E dopo solo una lunga e incomprensibile notte per la sua vita.
Una macchina le sfrecciò accanto veloce, senza neanche accorgersi della sua presenza. Le sue ruote le schizzarono, disattente, l'acqua lurida di una pozzanghera addosso. Un getto freddo che la colpi in pieno viso dandole un brivido.
Il temporale era cessato e in suo ricordo rimaneva solo qualche pozza d'acqua sporca in cui si specchiava la luna.
Quell'immagine argentata e tremolante emanava un senso di struggente bellezza che le scuoteva l'anima. Si guardò riflessa nel liquido incolore provando a riconoscersi. Solo gli occhi grandi e tristi parlavano di lei, mentre il resto di quel corpo sembrava non appartenerle affatto.
Provò ad alzarsi. Con le ginocchia doloranti si diresse lentamente verso l'auto parcheggiata poco distante. Dai bar intorno, intanto, esseri sconosciuti cominciavano a riversarsi per le strade in cerca di un ultimo brivido.
Le bastò un attimo, la chiave che metteva in moto la vettura, per allontanarsi per sempre da quell'universo popolato di persone sorridenti e spensierate.
Guidò tutta la notte, con la mente ancora persa in quel frammento d'acqua in ci si rifletteva la luna. Mai più. Mai più a nessuno avrebbe regalato le lacrime che quella sera avevano graffiato la sua anima. Mai

2 commenti:

Anonimo ha detto...

imparato molto

Anonimo ha detto...

La ringrazio per Blog intiresny