"... L'ESSENZIALE E' INVISIBILE AGLI OCCHI..."

sabato 24 maggio 2008

Nella grotta...


I suoi passi rimbombavano uno dopo l'altro nell'immenso silenzio che la circondava. Millenni le scorrevano accanto accarezzandola, mentre vagava rapita dall'abisso buio che le si apriva dinnanzi...Echi ancestrali cullavano la sua anima, come sussurri di vento persi in un tempo senza tempo.
Nottetempo, aveva scavalcato le recinzioni che proteggevano l'ingresso alla grotta durante l'orario di chiusura e si era intrufolata, sola, in quel ventre primordiale ed umido.
La luna che aveva rischiarato il suo cammino silenzioso e guardingo ora non era altro che un ricordo perso in un'oscurità densa. Solo un'ombra omogenea, quasi solida, la circondava. Stringendola come le braccia di un'amante premuroso. E i suoi occhi chiarissimi, che soffrivano il sole, ora si spalancavano in quell'assoluta assenza di luce trovando conforto.
Procedeva come in un sogno, le mani protese in avanti a tastare il percorso.
Si addentrò in un piccolo cunicolo che procedeva lateralmente rispetto al salone principale. Un anfratto poco più alto di lei e abbastanza largo da permetterle il passaggio in modo confortevole.
Intorno a lei fantasmi di altre anime e di altre storie si muovevano discreti.
La loro presenza sembrava incuriosirla e rassicurarla. Quanti di loro avevano provato lo stesso amore per quell'antro così romantico e misterioso? Quanti avevano sognato di aggirarsi senza meta in quel silenzio eterno? Quanti, ancora, avevano sentito sin dal primo incontro, lo spirito della terra pulsare attraverso quelle straordinarie architetture minerali?
D'un tratto il cunicolo sbucò in una stanza di poco più grande. Tastando le pareti potè capire che si trattava di una sala molto ampia, di forma ellittica. Dal soffitto, enormi stalattiti sembravano scivolare come lembi di un abito fino quasi a toccare lo spartano pavimento di terra. Un fitto intrico di colonne naturali, alcune robuste, altre più fragili, tra le quali si mosse sinuosa e leggiadra come un gatto in esplorazione.
Dalla pietra fredda, piccole gocce di acqua calcarea le cadevano sui capelli e sulla pelle regalandole piacevoli brividi. Aveva lasciato il caldo della notte estiva per quel freddo senza tempo. Ma il repentino cambio di temperatura non la turbava affatto.
Abbandonata la vista, e l'udito anestetizzato da un impenetrabile silenzio, si lasciò guidare da ciò che le sue mani e le sue narici riuscivano a catturare. Strani odori umidi le stuzzicavano la fantasia, mentre le sue mani scorrevano su pareti frastagliate, poi scivolose...
Come sospesa in un luogo imprecisato al centro di spazio e tempo, si lasciò cullare da quella straordinaria sensazione .
Per un attimo le sembrò che il passare dei millenni, il lento lavorio dell'acqua sulla pietra, la forza sconvolgente della terra, fossero stati concepiti unicamente per regalarle quella incantevole alcova. Solo per una notte.
Tutto il tempo del mondo era racchiuso in quelle grotte. Tutto lo spazio si estendeva in lungo e in largo scontrandosi con quelle pareti robuste di roccia. Solo per lei.
Pure in quel buio, il suo cuore riusciva a percepire l'alone di una bellezza che le toglieva il respiro e la faceva commuovere.
Si sedette poggiandosi con le spalle ad una stalagmite grossa come un pilasto e, stringendo a sè le ginocchia, sentì le lacrime scivolarle lungo le guance.

1 commento:

Anonimo ha detto...

..meraviglioso post....