"... L'ESSENZIALE E' INVISIBILE AGLI OCCHI..."

giovedì 29 maggio 2008

Notturno...


La spiaggia era deserta. Nella notte primaverile il respiro salmastro del mare le giungeva sul volto leggero e intenso come quello di un amante pericolosamente vicino. Distesa sulla sabbia umida delle ultime piogge, sentiva il freddo della terra, ancora immune dall'afa dell'estate ormai prossima, penetrare attraverso il sottile lenzuolo bianco che aveva steso a protezione del suo corpo.

Chiuse gli occhi cercando di respirare profondamente, come se in quel respiro fosse condesata tutta la sua vita passata e futura. L'aria vivace della notte l'attraversò tutta come un brivido. Ed improvvisamente sentì il suo cuore spalancarsi verso la notte illuminata da stelle ancora timide.

Sola, in fuga dall'ennesima serata di noia, si era lasciata scivolare lungo le strade vuote del paese fino al mare vicino. Il silenzio dell'ora tarda l'aveva avvolta immediatamente come un velo protettivo, nascondendola agli occhi dei pochi passanti curiosi.

Era scesa così, per i viottoli profumati di fiori addormentati, camminando lentamente. Ed in breve il suono del mare l'aveva rapita cadenzando come una melodia i suoi passi.

Aveva percorso la spiaggia fino alla battigia, lasciando che la sabbia le solleticasse i piedi scalzi. E, quando il gelo notturno delle onde aveva cominciato ad accarezzarle le caviglie, si era seduta lì dove i flutti andavano a morire, allontanandosene poco dopo per sdraiarsi all'asciutto, poco distante.

Ed aveva lasciato che il vento le raccontasse dei giochi d'acqua dei flutti, del tepore del sole ancora pallido e delle picchiate dei gabbiani nel rosso del tramonto.

Dall'alto le stelle la osservavano silenziose e curiose nelle loro vesti di luce tremolanti e incerte. E lei ricambiava quegli sguardi, come se tra lei e loro non esistessero distanze.

Per un po' i suoi occhi vagarono in quel buio trapunto, disegnando strani percorsi tra un astro e l'altro, figure luminescenti che svanivano ad ogni battito di ciglia. Poi si soffermarono su un drappo di notte buio e profondo come un inconfessabile segreto. Quella rapida visione di immenso la riempì di un'indicibile paura che la lasciò senza fiato. Sentì la voce morirle in gola, proprio mentre cercava di urlare quella sensazione opprimente e vasta ad un tempo, mentre una folata più fredda delle altre le sferzò il viso.

Poi tutto finì e il suo cuore ricominciò a battere col ritmo sicuro e certo che l'aveva sempre accompagnata.

Le labbra aperte in una smorfia di stupore, ingoiò la notte, e il freddo, e le stelle, e il mare con tutto l'orizzonte. Deglutì piano, senza rumore, lasciando che quel cibo le penetrasse sino all'anima. Solo un istante dopo un fascio di luce rischiarò la superficie appena appena frastagliata del mare. Fu seguito dal lento incedere di una barca di pescatori che avanzava incerta tra le onde leggere.

Qualche voce in lontananza, e quella luce improvvisa. Presagi di un'alba troppo vicina.

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