"... L'ESSENZIALE E' INVISIBILE AGLI OCCHI..."

domenica 15 giugno 2008

Passeggiata...


Scivolò, che era già giorno, lungo le strade assolate che portavano in campagna. Si era lasciata alle spalle il grigio freddo del cemento, che neanche il sole estivo riusciva a riscaldare. Camminava immersa nei primi inebrianti profumi di chissà quali frutti. E già la sua mente si riempiva dei colori dell'estate.

Lungo il sentiero sterrato non incontrò nessuno. La gente, quella massa informe di spettri che per tutto il lungo inverno aveva abitato frettolosamente la città, era già tutta partita. Il mondo, quel piccolo mondo traboccante di vita, era tutto a sua disposizione. Gocce di gioia e libertà le riempirono il cuore, e il tempo sembrò rallentare.

Gli attimi velocissimi che l'avevano angosciata nei mesi passati, sembravano ora procedere al ritmo rallentato dei suoi battiti. E il suo respiro scandiva il tempo dei suoi passi. Inspirò. I primi alberi interruppero la monotonia dei campi di grano ormai ingialliti. Piccoli capolavori verdi puntellati di colori che le accarezzarono gli occhi.

Ne scelse uno, più frondoso degli alti, e si sedette occupando il piccolo profilo d'ombra che aveva disegnato sul prato sottostante. Le sue mani delicate sfiorarono i fili d'erba, che si piegarono per un istante, tornando poi nelle loro posizioni originrie. Colse una piccola margherita e se la pose tra i capelli. Rassicurato da quella presenza così viva, il suo corpo le sembrò purificato. La linfa vitale del fiore sembrava assorbire pian piano tutti i veleni accumulati nei giorni passati in città.

Non c'era, fin dove giungeva il suo sguardo, accenno di presenza umana. Il silenzio di quei luoghi così ampi quasi la commosse. Così, seduta, con i capelli scompigliati dalla brezza, poteva ascoltare le voci che fino ad allora aveva ignorato. Sopra di lei, nascosti dalle fronde rassicuranti dell'albero, uccelli cinguettavano spensierati. Provò ad immaginare il contenuto dei loro discorsi fatti di voli e nidi, e quai le sembrò di comprendere quella lingua così squillante e argentina. Da lontano le giunse, poi, il ronzare sordo di qualche insetto impegnato nella sua quotidiana ricera di cibo. Non provò, stranamente, nè fastidio nè paura. Solo un immenso rispetto per quell'instancabile lavoro. Una folata di vento più decisa, e questa volta a parlarle furono i rami e le foglie. Sussurri e bisbigli freschi e verdi che le giunsero all'orecchio come una stupenda melodia per troppo tempo dimenticata.

Si distese allungando il suo corpo e premendolo sul terreno caldo. Chiuse gli occhi e la sua pelle si fuse con steli e radici. Le sue mani divennero zolle di terra e il suo cuore vibrò come ali d'uccello. Un lungo, intenso respiro. E rimase lì, proprio dove avrebbe voluto essere. Da sempre.

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