
Si fermò a guardarla. I suoi occhi si confusero con quelli spauriti e tristi dell'animale che le stava davanti. Due sguardi gemelli, provenienti da mondi così incredibilmente lontani.
L'immensa tigre siberiana, elegante e maestosa nel suo mantello bianco e nero, le sedeva ora di fronte, respirando a fatica. C'era in lei qualcosa di una vecchia donna stanca e distrutta che cerca disperatamente la pace.
Quante volte il suo corpo possente aveva percorso il ristretto perimetro di quella gabbia? Quante volte le voci indiscrete dei visitatori l'avevano svegliata dai suoi sogni profumati di terre libere e lontane? Quante volte i lamenti delle altre bestie prigioniere l'avevano spinta sull'orlo della follia?
Il fievole bagliore delle sue iridi azzurre, immerse in quelle blu della ragazza, suggeriva queste ed altre disperate domande senza risposta. E il peso di un dolore senza tempo scendeva a ricoprire quel discorso fatto solo di un'unica, interminabile occhiata di compassione.
Le loro anime si erano incontrate nel lungo istante di quel contatto. Al di qua delle sbarre la giovane donna si sentiva ugualmente prigioniera e senza forze, rinchiusa in una gabbia di altra materia ma ugualmente resistente.
Nel calore di quel primo pomeriggio, i loro due universi avevano cominciato a rincorrersi come satelliti impazziti lungo orbite improbabili. Le sembrò quasi che l'animale le stesse parlando, in quel silenzio assordante, urlando al suo cuore tutta la sua tristezza. E le parve, in quel tacito dialogo, di non poter rispondere a quella devastante richiesta d'aiuto. La sua impotenza di fronte ad una così profonda sofferenza la ferì come una lama conficcata nella carne viva.
Lasciò che le lacrime le scivolassero sulle guance, come acqua fresca appena sgorgata da una fonte, lavando via quel sentimento opprimente. Volse il suo sguardo umano alle pupille feline che ancora la fissavano, intuendone i pensieri più profondi. Un luccichio più vivo degli altri in quell'azzurro liquido la colpì al cuore, come un ringraziamento inatteso. L'incontro dei loro spiriti fratelli aveva regalato alla tigre una nuova speranza e a lei ancora un sorriso. Nella gabbia l'animale si distese finalmente tranquillo. Calando lentamente, le sue palpebre, gli permisero di vedere appena quel volto amico che si allontanava tra la folla...
3 commenti:
Che post intenso...io adoro gli animali e a vederli in gabbia mi si stringe il cuore...Da bambina andavo allo zoo e mi chiedevo il perché di quella "tortura"...animali con lo sguardo troppo triste da gelarti il sangue nelle vene...
Esattamente quello che provavo io...allo zoo di Napoli poi!
Ancora una volta mi sono lasciato prendere dal tuo racconto..sembrava si stare a contatto con la tigre che poi amo tantissimo..sono anni che non vado allo zoo e se non sbaglio a Fuorigrotta non c'è nemmeno più..un bacio a te ed una carezza alla tigre :)
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