
Si accoccolò dolcemente sulla falce di luna, immersa in un cielo d'onice trapunto di stelle di cristallo. L'universo l'avvolse tutta come una coperta. Un abbraccio che aveva sognato da tanto tempo. La terra sotto di lei proseguiva indifferente il suo moto perpetuo. Un piccolo puntino verde e azzurro impazzito nell'immenso vuoto che lo circondava.
Pensò alla solitudine infinita di quel pianeta. Alla combinazione casuale di eventi che ne avevano determinato la nascita lì, in mezzo alle galassie. E a come, prima o poi, sarebbe scomparso lasciando al suo posto lo stesso vuoto iniziale. E nessuno avrebbe sentito il bisogno di versare una lacrima.
La vita di quel mondo era simile alla sua. Generati entrambi da un incidente imprevisto, erano fratelli, figli della stessa improbabilità.
Un meteorite passò lasciando dietro di sè una scia polverosa e suoni sordi che si persero galleggiando nel silenzio dello spazio. Una stella lontana implose generando una crepa di luce sulla superficie traslucida di quel cielo solido. Un nulla, fatto di nulla, fu attraversato da vibrazioni inesistenti.
Sospesa sulla sua altalena d'argento, lo spazio le parve una lavagna. Immaginò di disegnarvi figure fatte di bagliori sfumati, evanescenti come raggi di luce, potenti come esplosioni solari. Nei suoi sogni d'artista solitaria ridipinse l'universo con la sua tavolozza di luce e di energia.
Fu trafitta violentemente dalla bellezza di quella visione così concreta e si perse in mezzo ad orbite sconosciute. Discese, scivolando, lungo i vortici dei buchi neri attraversando il tempo e lo spazio senza paura. Si lasciò cullare da correnti incerte e domò la furia delle tempeste astrali. Saltò, come giocando a campana, da un meteorite all'altro e si mise a danzare sulla coda splendente di una cometa. Fissò lo sguardo nella pupilla tremula di una pulsar per scoprire il segreto nascosto nelle profondità di quegli abissi di luce e buio. Poi ritornò, cavalcando una folata di vento cosmico, ad aggrapparsi alla sua luna.
Un brivido l'attraversò regalandole una lacrima. Chiuse gli occhi ascoltando melodie mute che giungevano da ogni dove. L'eternità in un solo istante. Quando si risvegliò il suo letto era di nuovo lì, sfatto e banale come ogni giorno. In quella stanza buia, troppo piccola per contenere la sua anima.
Pensò alla solitudine infinita di quel pianeta. Alla combinazione casuale di eventi che ne avevano determinato la nascita lì, in mezzo alle galassie. E a come, prima o poi, sarebbe scomparso lasciando al suo posto lo stesso vuoto iniziale. E nessuno avrebbe sentito il bisogno di versare una lacrima.
La vita di quel mondo era simile alla sua. Generati entrambi da un incidente imprevisto, erano fratelli, figli della stessa improbabilità.
Un meteorite passò lasciando dietro di sè una scia polverosa e suoni sordi che si persero galleggiando nel silenzio dello spazio. Una stella lontana implose generando una crepa di luce sulla superficie traslucida di quel cielo solido. Un nulla, fatto di nulla, fu attraversato da vibrazioni inesistenti.
Sospesa sulla sua altalena d'argento, lo spazio le parve una lavagna. Immaginò di disegnarvi figure fatte di bagliori sfumati, evanescenti come raggi di luce, potenti come esplosioni solari. Nei suoi sogni d'artista solitaria ridipinse l'universo con la sua tavolozza di luce e di energia.
Fu trafitta violentemente dalla bellezza di quella visione così concreta e si perse in mezzo ad orbite sconosciute. Discese, scivolando, lungo i vortici dei buchi neri attraversando il tempo e lo spazio senza paura. Si lasciò cullare da correnti incerte e domò la furia delle tempeste astrali. Saltò, come giocando a campana, da un meteorite all'altro e si mise a danzare sulla coda splendente di una cometa. Fissò lo sguardo nella pupilla tremula di una pulsar per scoprire il segreto nascosto nelle profondità di quegli abissi di luce e buio. Poi ritornò, cavalcando una folata di vento cosmico, ad aggrapparsi alla sua luna.
Un brivido l'attraversò regalandole una lacrima. Chiuse gli occhi ascoltando melodie mute che giungevano da ogni dove. L'eternità in un solo istante. Quando si risvegliò il suo letto era di nuovo lì, sfatto e banale come ogni giorno. In quella stanza buia, troppo piccola per contenere la sua anima.
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